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Agenzia D.I.R.E. Sanitā (Online, 21/1/2010) -
SANITĀ LAZIO, TAGLI-MAXI TICKET: RABBIA CENTRI RIABILITAZIONE
"30% SPESE A CARICO PAZIENTI, 6MILA LAVORATORI RISCHIANO POSTO".
(DIRE - Notiziario Sanita') Roma, 19 gen. - Due nuovi decreti commissariali, firmati a fine dicembre, riaprono la contesa tra i centri di riabilitazione per disabili e la Regione Lazio. Le associazioni Foai e Aris, in attesa dell'incontro di domani con il sub commissario della sanita' laziale, Mario Morlacco, annunciano una mobilitazione ancora piu' aspra dei mesi passati, forti anche dell'appoggio del deputato del Pd, Ileana Argentin, che ieri, nel corso di un convegno alla Camera, ha proposto "la chiusura per un giorno di tutti i centri". Il provvedimento che preoccupa maggiormente gli enti e' quello sulla compartecipazione del 30 per cento da parte dei pazienti ricoverati in regime di residenzialita' e semiresidenzialita'. Un vero e proprio maxi-ticket, di fronte al quale il segretario generale del Foai, Renato Bernardini, afferma: "Ci sono alcuni istituti che hanno tra i loro ricoverati circa 500 persone, tra i 40 e i 60 anni, senza famiglia e senza invalidita' civile. Queste persone non hanno la possibilita' di pagare la compartecipazione al 30 per cento e rischiano di finire per strada".
Il secondo decreto, invece, e' sul budget 2010, in cui si conferma il taglio dell'8 per cento per le strutture -centri di riabilitazione compresi- gia' previsto nel 2009. "La Regione taglia i fondi senza consultarci- sottolinea il presidente regionale dell'Aris, Michele Bellomo- E' un comportamento inaccettabile".
L'assenza al convegno del sub commissario Morlacco non e' piaciuta ai dirigenti dei centri di riabilitazione, che gia' oggi potrebbero spontaneamente presentarsi in Regione per un incontro.
Domani invece ci sara' la riunione con una delegazione di Foai e Aris. "Dobbiamo gettare le basi- concludono i presidenti delle associazioni- per i mesi che ci saranno dopo le elezioni regionali. Ma bisogna intervenire ora, cosi' non si puo' andare avanti, anche perche' a rischio ci sono oltre seimila lavoratori precari".
(Wel/ Dire)
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